Palermo, due operai morti precipitando da una PLE: il problema non si risolve solo con scioperi o passerelle politiche. Serve una rivoluzione culturale che parta dai committenti

Palermo, due operai morti precipitando da una PLE: il problema non si risolve solo con scioperi o passerelle politiche. Serve una rivoluzione culturale che parta dai committenti
Palermo, due operai morti precipitando da una PLE: il problema non si risolve solo con scioperi o passerelle politiche. Serve una rivoluzione culturale che parta dai committenti

La tragica morte dei due operai, precipitati dal decimo piano di un edificio a Palermo a seguito del cedimento del braccio di una PLE durante lavori in quota, riporta ancora una volta l’Italia davanti all’ennesima drammatica verità: si continua a morire di lavoro non per fatalità, ma per un sistema che troppo spesso tollera l’illegalità e la superficialità dell’intera filiera produttiva.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, i due lavoratori operavano in nero, senza contratto, senza iscrizione alla Cassa Edile e probabilmente senza le necessarie garanzie formative e documentali previste dalla normativa vigente.

Come sempre, dopo tragedie di questo tipo, assistiamo al solito copione:

  •  dichiarazioni istituzionali, 
  •  scioperi proclamati dai sindacati, 
  •  passerelle politiche, 
  •  richieste di più ispettori e più controlli. 

Tutto legittimo.
 Ma dobbiamo dirlo con chiarezza:
 non basta.

Non bastano più controlli.
Non bastano più sanzioni.
Non basta puntare il dito solo verso chi ha responsabilità dirette dopo che il dramma è già accaduto.

La vera prevenzione si costruisce prima e parte da una presa di coscienza collettiva.

Il primo anello della sicurezza è il committente

Troppo spesso viene dimenticato un principio fondamentale:
 ogni processo produttivo nasce da chi commissiona un lavoro.

Il committente – privato, azienda, condominio, ente pubblico – è il primo anello della filiera.
 Ed è proprio da lì che deve partire il cambiamento culturale.

Affidare lavori a un’impresa senza verificarne la regolarità significa contribuire, anche inconsapevolmente, ad alimentare un sistema che genera:

  •  lavoro nero, 
  •  dumping economico, 
  •  concorrenza sleale, 
  •  sfruttamento dei lavoratori, 
  •  incidenti mortali. 

Scegliere il preventivo più basso senza verificare i requisiti significa diventare parte del problema

La cultura diffusa del “basta che costi meno” ha prodotto negli anni un mercato malato, dove troppo spesso vince chi:

  •  taglia sulla sicurezza, 
  •  utilizza personale irregolare, 
  •  non forma i lavoratori, 
  •  non effettua manutenzioni su attrezzature e mezzi, 
  •  opera senza documentazione conforme. 

Chi sceglie deliberatamente la via più economica senza verificare la regolarità dell’impresa non può più considerarsi estraneo alle conseguenze.

Ogni committente dovrebbe pretendere, prima di affidare un lavoro, i seguenti elementi:

Requisiti tecnico-professionali dell’impresa:

  •  visura camerale aggiornata, 
  •  DURC regolare, 
  •  iscrizione alla Cassa Edile (se applicabile), 
  •  DVR e documentazione sulla sicurezza aziendale, 
  •  formazione e abilitazioni dei lavoratori, 
  •  idoneità sanitaria, 
  •  tesserini di riconoscimento, 
  •  POS / PSC / documentazione di cantiere (ove prevista), 
  •  coperture assicurative. 

Solo verificando questi elementi, prima ancora del preventivo economico, si può parlare di vera responsabilità sociale.

Serve una nuova cultura della committenza

La sicurezza sul lavoro non si migliora solo con la repressione.
 Si migliora quando il mercato:

  •  premia le imprese regolari, 
  •  esclude quelle improvvisate, 
  •  penalizza chi opera nell’illegalità, 
  •  rende il committente consapevole del proprio ruolo sociale e morale. 

Oggi siamo tutti, in parte, responsabili

Quando una tragedia come quella di Palermo accade, le responsabilità penali saranno accertate dalla magistratura.
 Ma la responsabilità culturale riguarda tutti noi.

Perché finché continueremo ad accettare:

  •  lavori affidati a preventivi anormalmente bassi, 
  •  operai senza tesserino, 
  •  cantieri improvvisati, 
  •  imprese prive di organizzazione e struttura, 

continueremo ad assistere a funerali, scioperi e dichiarazioni indignate, salvo poi dimenticare tutto fino alla prossima tragedia.

La sicurezza non è un costo. È un valore.

Da anni Studio Imprese sostiene con forza che la sicurezza sul lavoro non può essere demandata esclusivamente ai controlli ispettivi o alla repressione post-evento.

Serve:

  •  formazione, 
  •  digitalizzazione, 
  •  organizzazione, 
  •  cultura della legalità, 
  •  responsabilizzazione della committenza. 

Solo così potremo costruire un sistema in cui la scelta dell’impresa non si basi sul prezzo più basso, ma sul valore della professionalità, della regolarità e della sicurezza.

Perché dietro ogni preventivo troppo basso potrebbe nascondersi un costo altissimo: una vita umana.

Studio Imprese

Da sempre al fianco delle imprese per diffondere una vera cultura della sicurezza, identificando il committente come primo anello di un legale processo produttivo. Ancora oggi, nel 2026, non si conoscono le reali responsabilità dei medesimi, se non in presenza di appalti pubblici.

Articolo a cura del
 Dott. Salvatore Piscitello

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